Buon Compleanno Web

Per molti di noi è storia contemporanea e come tale non siamo in grado di pensare all’effetto che questa rivoluzione avrà sulle generazioni future.
Esattamente 30 anni fa, il 12 marzo 1989 nell’edificio 31 del CERN di Ginevra, un individuo aveva in mano degli appunti tecnici. Un insieme di fogli di carta che descrivevano un’idea, un processo mentale.. i più bravi direbbero una teoria, un’intuizione.
Quest’uomo è Tim Berners-Lee e quell’idea era il World Wide Web.

Mi sono sempre chiesto se Tim Berners-Lee ha immaginato cosa stava consegnando all’umanità in termini di evoluzione temporale. Quello che doveva essere un aiuto per i ricercatori, un metodo per collegare le informazioni in loro possesso, si è trasformato in brevissimo tempo in una rivoluzione epocale, una bomba che avrebbe cambiato per sempre la storia di tutti noi.

Non si torna più indietro! Da quel semplicissimo meccanismo nasce il primo sito web, una pagina con delle informazioni, il primo click su un link che porta attraverso il browser su un’altra pagina dove è depositata un’altra informazione e da lì un altro click su un altro link che porta ancora ad un’altra informazione.

Oggi, a 30 anni di distanza, è banale parlare in questo modo, utilizzare questi termini browser, web, click, link, download,… ma a pensarci bene senza quell’intuizione il mondo che conosciamo oggi non esisterebbe.

Da qualche anno utilizziamo i nostri tanto amati dispositivi mobili, smartphone o tablet che siano. In un attimo ci collegano con amici, parenti, notizie. Vediamo video e foto, scambiamo messaggi alla velocità della luce, inviamo documenti, attiviamo servizi, prenotiamo ristoranti, viaggi e siamo informati in tempo reale su quello che accade nel mondo e su tutto quello che ci cirdonda. L’uomo ha inventato il social network ricreando virtualmente la vita del paesino di un piccolo borgo, ma lo ha fatto su scala mondiale in pochissimo tempo e con risultati numerici che fanno rabbrividire.

Riusciamo a pensare ad un mondo senza questa facilità di collegamenti? Qualunque sia l’effetto di questa rivoluzione che viviamo dall’interno, ci ha travolti e ne facciamo parte. Negativa o positiva che sia, la studieranno i nostri figli o i figli dei nostri figli sui libri come noi abbiamo letto delle rivoluzioni che ci hanno preceduto.

Se oggi il mondo è più piccolo e più veloce, ma gli orizzonti sono ancora lontani e inimmaginabili lo dobbiamo a quella intuizione di esattamente 30 anni fa.

A mio modo di vedere oggi è il 30esimo compleanno di un’idea che potrà salvare la vita dell’umanità. Alcuni pensatori sono convinti che l’uomo potrà risolvere le grandi problematiche del futuro in un solo modo, con un cervello condiviso, ovvero quando la tecnologia permetterà di lavorare a tutti i più grandi scienziati e pensatori come se fossero una sola entità. Sarà solo l’unione di queste forze che potrà sviluppare teorie in grado di cambiare le sorti delle sfide del futuro. È proprio il web che ha messo le basi affinché tutto ciò potesse accadere.

Per concludere una parte della digressione di Tim Berners-Lee postata in un articolo di oggi del portale HW Upgrade:

“Dopo 30 anni dalla sua prima ideazione, quindi, Tim-Berners Lee torna a parlare del web, spiegando come sia diventato “una piazza pubblica, una libreria, l’ufficio di un dottore, un negozio, una scuola, uno studio di design, un ufficio, un cinema, una banca, e molto altro”. Un’invenzione talmente grande che divide sempre di più i popoli che ne hanno accesso e quelli che invece non possono fruirne. Una delle più grandi sfide del web, ancora oggi in corso, è infatti “che sia disponibile per tutti”. Il web, però, ha creato da una parte nuove opportunità “dando ai gruppi emarginati una voce”, e ha reso le vite di noi tutti più semplice, ma dall’altra parte ha offerto anche la possibilità di diffondere odio rendendo più semplice eseguire “ogni sorta di crimine”.

Ad oggi “molti sono impauriti e non sono più sicuri del fatto che il web sia una forza positiva”, ha dichiarato Berners-Lee nella sua lettera, tuttavia c’è anche la convinzione che possa cambiare:

“Considerando quanto il web sia cambiato negli ultimi 30 anni, sarebbe disfattista e privo di fantasia pensare che il web come lo conosciamo non possa essere cambiato in meglio nei prossimi 30 anni. Se rinunciamo a costruire un web migliore adesso non sarà il web a deluderci, ma saremo stati noi ad aver sviluppato un web fallimentare”.

Il fondatore del web ricorda che per riuscire nell’impresa bisogna prima di tutto capire ed evidenziare ogni problema. Berners-Lee ne indica tre:

  • la diffusione di intenti deliberati e malevoli, come hack e violazioni da parte dei governi, comportamenti criminali e molestie online;
  • la progettazione di sistemi che creano incentivi perversi in cui il valore dell’utente viene sacrificato e sminuito, come modelli di guadagno basati sulla pubblicità che promuovono il clickbait e la diffusione virale di disinformazione;
  • conseguenze negative e non volute di progetti benevoli, come ad esempio la qualità e toni potenzialmente troppo aspri nel dibattito online.
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Posizionamento naturale del sito sui motori di ricerca

Posizionamento naturale del sito sui motori di ricerca: ecco come farlo con la SEO

Il posizionamento naturale di un sito su Google o altri motori di ricerca consiste nel risultato desiderato da ogni webmaster. 
La domanda di base è sempre quella: come migliorare il posizionamento del mio sito? 
Su internet è pieno di guru della SEO che sostengono di poter portare un sito in pole position ma quello che bisogna mettersi in testa è che l’unico modo per ottenere un posizionamento del sito ottimale è quello di lavorare sodo e di mettere in prima linea la SEO, che può davvero aiutare ad ottenere dei risultati sorprendenti. 
Innanzitutto è bene capire che cos’è il posizionamento di un sito, poi si può vedere come fare. Per posizionamento di un sito si intendono quelle attività e quel lavoro che porta il sito nei primi risultati delle SERP. Ci vuole, ovviamente, un duro lavoro e molta attenzione al lato SEO per evitare le penalizzazioni e riuscire nel posizionamento del sito e-commerce o WordPress che sia. 

Posizionamento del sito: come fare

Il posizionamento del sito su Google deve avvenire con la massima attenzione alle regole SEO, per non trovarsi a fare la SEO Black Hat, ovvero quella che viola le norme di Google e rischia di far ottenere delle pesanti penalizzazioni. Su Google ogni sito web ha possibilità di ottenere una buona posizione, ma è necessario che si lavori soprattutto sulla SEO e solamente dopo sulla sponsorizzazione. 
Bisogna evitare il posizionamento forzato del sito sui motori di ricerca perché, una volta che Google abbia scoperto il trucco, si rischia di dover abbandonare la posizione molto velocemente. 
Molto meglio, quindi, ricorrere al posizionamento naturale che non viola alcuna delle regole di Google. 

Posizionamento naturale del sito

Per il posizionamento del sito internet su Google è necessario seguire le regole SEO. Quindi bisogna in primo luogo impostare le parole chiave del sito secondo SEO, ancora meglio se si incentra la pagina web su un argomento di nicchia. 
La scelta della parola chiave va fatta tenendo conto sia della densità di traffico che effettua, sia della concorrenza in relazione alla Kewyord. Le tecniche SEO per mettere in pole position il sito in Google sono diverse. Innanzitutto, è necessario optare per le parole chiave giuste e posizionate nel modo migliore possibile. 
Le keyword devono essere inserite direttamente nel Tag Title, il quale dovrebbe essere di 60-70 caratteri per essere apprezzato agli occhi di Google. 
Il titolo deve essere una frase con un senso compiuto e non solamente un insieme di parole chiave. Le Kewyord dovrebbero essere sempre più vicine possibile, con il minimo di keyword ma comunque naturali, quindi è necessario rispettare la lingua italiana. La naturalezza ha fondamentale importanza per migliorare il posizionamento del sito web. 
Il Meta Tag Description non deve mai mancare, in nessun articolo. Non dovrebbe mai essere più lungo di 150 caratteri, secondo gli esperti la lunghezza migliore è di 137-140 caratteri. 
Le immagini inserite all’interno del testo devono contenere, a loro volta, un Alt Tag con le parole chiave: questi non vengono letti dagli utenti, ma sono utili per migliorare il posizionamento del sito su Google. 

Posizionamento sito nei motori di ricerca

L’ottimizzazione del testo gioca un ruolo fondamentale nel posizionamento del sito web su Google. 
Innanzitutto, ci vuole molta attenzione per la parola chiave, che dovrebbe essere presente, come densità, nel 2-3% del testo, meglio se in grassetto. 
L’ottimizzazione del testo include anche l’uso di Tag H2 per i titoli e di Tag H4 per i sottotitoli, ed un adeguato uso del grassetto. 
I testi devono essere abbastanza lunghi da poter trattenere l’utente sul sito per un certo periodo di tempo. 
Soprattutto, se si vuole ottenere un posizionamento efficace, è necessario che i contenuti siano di alta qualità. Si sa bene che Google predilige degli articoli effettivamente utili per i suoi clienti, quindi articoli di qualità e non scritti solamente per fare testo. Per questo motivo, è di fondamentale importanza che gli articoli siamo prodotti con grande attenzione alle esigenze degli utenti. 
Un famoso motto del SEO dice che è necessario scrivere per gli utenti, non per i motori di ricerca. 

Posizionamento sito costo 

Per poter ottenere una posizione buona su Google o su altri motori di ricerca, sia che si abbia un sito Prestashop o altro, è necessario affidarsi ad un esperto SEO. 
Il gioco del posizionamento del sito web sui motori di ricerca non è gratis, ovviamente: ha un suo costo, dovuto alle esperienze necessarie e alle competenze per poter mettere in pole position una pagina web. Quando vi fate fare un preventivo per il sito web, sappiate che il posizionamento è questione di un duro lavoro protratto nel tempo. Non fidatevi, quindi, di chi vi promette una posizione eccellente in poco tempo: ogni posizionamento che non rispetti le norme di Google fa rischiare al sito delle pesanti penalizzazioni e, dopo di quelle, tornare a galla sarà davvero difficile. 

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famiglie italiane senza internet 2018

Nel 2018 il 25% delle famiglie italiane è ancora senza internet.

Alberto Contri docente di Comunicazione Sociale alla IULM scrive: “Il Web ha fatto irruzione nella nostra vita con gli effetti di un Big Bang, riconfigurando il nostro modo di informarci, divertirci, consumare, entrare in relazione con il prossimo, ed esponendoci a una connessione permanente così onnipervasiva da non fare sembrare azzardato parlare di una «mutazione antropologica» in atto. Di fronte a un paesaggio quasi irriconoscibile, comprendere la vera natura del cambiamento e imparare a orientarsi di nuovo non è impresa facile per nessuno, neppure per i più vigili teorici dei media e i più smaliziati strateghi della pubblicità.”

Sappiamo che l’Italia diventa sempre più tecnologica, ma il 25% delle famiglie è ancora senza Internet, di questi il 58% non lo sa usare, mentre 9 su 10 di quelli che lo usano navigano da smartphone.
Di seguito, riportiamo la notizia integrale pubblicata sul sito de la Repubblica qualche giorno fa:

ROMA – Nel 2018 continua a crescere la diffusione delle tecnologie Ict nel nostro Paese anche se rimane un gap rilevante rispetto all’Ue sia per le imprese sia per i cittadini. L’Istat fotografa così la situazione dell’Italia, evidenziando come ancora un quarto delle famiglie sia ancora senza accesso a Internet, più di una famiglia su due non ce l’ha perché non sa usarlo e, per quanto riguarda le imprese, restano ancora carenti le professionalità Ict e si evidenzia un ampio divario tra grandi e piccole aziende. Rispetto al 2017, si legge nel Report “Cittadini, imprese e Ict”, la quota di famiglie che dispone di un accesso Internet da casa è passata dal 71,7% al 75,1% e di conseguenza le famiglie con una connessione a banda larga passano dal 70,2% al 73,7%.

Tra le famiglie resta un forte divario digitale da ricondurre soprattutto a fattori generazionali e culturali: le più connesse sono quelle in cui è presente almeno un minore, le meno connesse sono quelle con soltanto ultrasessantacinquenni. Altro fattore discriminante, il titolo di studio. Più di una famiglia su due non ha Internet perché non sa utilizzarlo (il 58,2% delle famiglie senza accesso ad Internet) e più di un quinto (21%) non lo considera uno strumento utile e interessante. Permangono inoltre divari sociali nell’uso del web: in un contesto di persone sempre più connesse (il 68,5% delle persone con più di 6 anni; il 52,1% lo fa giornalmente), l’uso del web resta più frequente tra i 15-24enni (oltre 94%), ma va rilevata la forte crescita degli utenti 65-74enni (da 30,8% a 39,3%); a livello geografico permane un forte squilibrio tra Nord e Sud, isole comprese (72,3% contro 62,2%).

Per navigare sul web quasi 9 internauti su dieci usano lo smartphone (l’89,2%, mentre il 45,4% usa un pc da tavolo, il 28,3% un laptop o un netbook, il 26,1% un tablet e il 6,7% altri dispositivi mobili) e il 30,4% degli utenti si collega alla rete attraverso l’uso esclusivo del cellulare. Tra i ragazzi di 18-19 anni la propensione maggiore è quella di combinare l’uso del pc allo smartphone (44,1%) anche se il 30,5% accede solo tramite lo smartphone. A livello di genere, sono le donne a prediligere l’uso esclusivo dello smartphone (34,1% contro 26,9% degli uomini). Quasi la metà degli internauti (in crescita dal 53 al 55,9%), inoltre, usa il web per fare acquisti: i più propensi sono gli uomini (59,8%), le persone tra i 20 e i 34 anni (circa il 70%) e i residenti nel Nord (60,8%).

Per quanto riguarda invece le imprese, il 94,2% delle aziende con almeno 10 addetti si connette in banda larga mobile o fissa e aumentano quelle che investono sulle competenze digitali provvedendo alla formazione dei propri addetti. Tuttavia, evidenzia l’Istat, sono ancora carenti le professionalità ICT nelle imprese (il 60% dichiara di usare prevalentemente personale esterno) e c’è un ampio divario nel livello di digitalizzazione tra grandi e piccole. Poche, infine, le imprese con investimenti effettuati e programmati in Industria 4.0.

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Il conto al ristorante lo decide Instagram

Da mille a 5mila follower si ottiene un piatto gratuito, da 5mila a 10mila due, da 10mila a 50 mila quattro e così via.

Succede a Milano…

Il primo indizio del fatto che non si tratti di un ristorante di sushi come tutti gli altri è dato dall’adesivo sulla porta, che invece del tradizionale “Si accettano ticket” riporta la scritta “Si accettano follower”: a partire dal 15 ottobre in via Lazzaro Papi 6 a Milano, da ‘This is not a sushi bar’ (vai al sito), saranno accettati anche i follower su Instagram come metodo di pagamento. A seconda della quantità di “seguaci”, chi consumerà il pasto ai tavoli del piccolo locale in zona Porta Romana potrà ottenere uno o più piatti in omaggio – o addirittura un pasto gratis per gli influencer – presentando in cassa un post con foto dei piatti consumati e hashtag che rimandino al ristorante.

L’idea è dei fratelli padovani Matteo e Tommaso Pittarello: “La finalità è duplice. Da un lato puntiamo a stimolare in maniera innovativa e inclusiva la presenza nel locale e la partecipazione dei nostri clienti, dato che oltre l’80% della nostra attività è incentrata sulla consegna a domicilio, e dall’altro vogliamo rendere questo ristorante unico, a livello nazionale e non solo” spiega Matteo Pittarello, presidente di This is not a sushi bar.

Il sistema è semplice e suddivide la clientela in varie fasce in base al seguito sui social: una volta ordinata la prima portata, da mille a 5mila follower si ottiene un piatto gratuito, da 5mila a 10mila due, da 1mila a 50 mila quattro, che diventano otto se il cliente ha tra i 50 e i 100mila fan, mentre oltre i 100mila viene offerta l’intera cena.

Il post da presentare in cassa, dove lo store manager avrà già controllato la pubblicazione, deve contenere una foto scattata nel locale, il tag alla pagina @thisisnotasushibar e l’hashtag #thisisnotasushibar. L’originale modalità di pagamento, che per ora non è disponibile negli altri cinque ristoranti della catena, esclude soltanto una decina di piatti presenti in menu e le bevande.

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dati ecommerce italia 2017

Il mercato italiano dell’ecommerce vale 26 miliardi di euro

L’osservatorio del Politecnico di Milano è da sempre fonte di notizie ufficiale. Con questo post (leggi qui) possiamo osservare come il mercato dell’ecommerce continua la sua crescita esponenziale. Ecco i dati diffusi per il 2017:

L’ecommerce italiano continua a crescere (+17% rispetto al 2016). Il valore dei prodotti supera per la prima volta quello dei servizi.

I dati diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2c (Politecnico di Milano) e Netcomm confermano anche per il 2017 il positivo andamento del settore ecommerce italiano.
Il mercato “nazionale” vale circa 23.6 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto a 12 mesi fa, una cifra importante che però resta distante dalla top 3 europea – Regno Unito (100 mld), Germania (75 mld), Francia (65 mld). Affinchè l’Italia possa accelerare ulteriormente la propria corsa “occorre che i retailer tradizionali abbiano visione, coraggio e perseveranza, andando fino in fondo nei loro progetti digitali” ha affermato Roberto Liscia (Presidente Netcomm).

A livello globale l’ecommerce vale 2000 miliardi: la Cina (750 mld) resta prevedibilmente il mercato più importante seguita a “breve distanza” dagli Stati Uniti (550 mld).

Per quanto riguarda il mercato italiano, lo studio sottolinea che:

  • il valore degli acquisti online supera quello dei servizi. Con una tasso di crescita quadruplo (28% contro 7%), i prodotti toccano quota 12.2 mld sorpassando per la prima volta i servizi (11.4 mld);
  • Informatica (4 mld) ed Abbigliamento (2.5 mld) sono i settori più redditizi. Per entrambi la crescita è prossima al 28%. Generi alimentari e Arredamento valgono 900 milioni ciascuno ma mostrano tassi di crescità più elevati (rispettivamente +48% e +31%). L’Editoria si accontenta di 840 mln ed una crescita del +22%. Tra le restanti categorie, che sommate valgono 3.2 mld, si sono distinte in particolare modo quelle dei Ricambi Auto, Giocattoli e Prodotti di bellezza;
  • Export in crescita, saldo Import/Export attivo per i prodotti (+800 mln). L’Export di prodotti (siti italiani che vendono a clienti stranieri) rappresenta il 67% delle vendite oltre confine e vale 2.3 mld. I più richiesti sono quelli di abbigliamento (65% dell’export di prodotto) agevolati sia dalla fama dell’Italia nel settore dell’alta moda che dalle competenze digitali sviluppate da numerosi brand. L’export di servizi si ferma a 1.2 mld con percentuali di crescita trascurabili;
  • aumentano gli acquisti mobile (tablet e soprattutto smartphone). Un altro trend ormai consolidato è quello che vede i dispositivi mobile come uno degli strumenti preferiti dagli italiani per la ricerca ed acquisto di prodotti (1/3 degli acquisti totali è stato finalizzato via mobile). Per l’anno corrente il valore del settore mobile ammonta a 5.8 mld (+65% rispetto al 2016): in 4 anni l’incidenza degli smartphone è quasi quintuplicata passando dal 4% (2013) al 25% (2017). Il livello di penetrazione degli smartphone è intorno al 30% nella maggior parte dei settori a parte Turismo ed Assicurazioni (15% e 5%);
  • 22 milioni di persone (+10%) hanno effettuato un acquisto online. Iclienti abituali (almeno 1 acquisto al mese) sono circa 16 milioni, generano il 93% della domanda ecommerce e spendono una media di 1357€ all’anno (248€ per gli acquirenti sporadici).

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