Il conto al ristorante lo decide Instagram

Da mille a 5mila follower si ottiene un piatto gratuito, da 5mila a 10mila due, da 10mila a 50 mila quattro e così via.

Succede a Milano…

Il primo indizio del fatto che non si tratti di un ristorante di sushi come tutti gli altri è dato dall’adesivo sulla porta, che invece del tradizionale “Si accettano ticket” riporta la scritta “Si accettano follower”: a partire dal 15 ottobre in via Lazzaro Papi 6 a Milano, da ‘This is not a sushi bar’ (vai al sito), saranno accettati anche i follower su Instagram come metodo di pagamento. A seconda della quantità di “seguaci”, chi consumerà il pasto ai tavoli del piccolo locale in zona Porta Romana potrà ottenere uno o più piatti in omaggio – o addirittura un pasto gratis per gli influencer – presentando in cassa un post con foto dei piatti consumati e hashtag che rimandino al ristorante.

L’idea è dei fratelli padovani Matteo e Tommaso Pittarello: “La finalità è duplice. Da un lato puntiamo a stimolare in maniera innovativa e inclusiva la presenza nel locale e la partecipazione dei nostri clienti, dato che oltre l’80% della nostra attività è incentrata sulla consegna a domicilio, e dall’altro vogliamo rendere questo ristorante unico, a livello nazionale e non solo” spiega Matteo Pittarello, presidente di This is not a sushi bar.

Il sistema è semplice e suddivide la clientela in varie fasce in base al seguito sui social: una volta ordinata la prima portata, da mille a 5mila follower si ottiene un piatto gratuito, da 5mila a 10mila due, da 1mila a 50 mila quattro, che diventano otto se il cliente ha tra i 50 e i 100mila fan, mentre oltre i 100mila viene offerta l’intera cena.

Il post da presentare in cassa, dove lo store manager avrà già controllato la pubblicazione, deve contenere una foto scattata nel locale, il tag alla pagina @thisisnotasushibar e l’hashtag #thisisnotasushibar. L’originale modalità di pagamento, che per ora non è disponibile negli altri cinque ristoranti della catena, esclude soltanto una decina di piatti presenti in menu e le bevande.

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dati ecommerce italia 2017

Il mercato italiano dell’ecommerce vale 26 miliardi di euro

L’osservatorio del Politecnico di Milano è da sempre fonte di notizie ufficiale. Con questo post (leggi qui) possiamo osservare come il mercato dell’ecommerce continua la sua crescita esponenziale. Ecco i dati diffusi per il 2017:

L’ecommerce italiano continua a crescere (+17% rispetto al 2016). Il valore dei prodotti supera per la prima volta quello dei servizi.

I dati diffusi dall’Osservatorio eCommerce B2c (Politecnico di Milano) e Netcomm confermano anche per il 2017 il positivo andamento del settore ecommerce italiano.
Il mercato “nazionale” vale circa 23.6 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto a 12 mesi fa, una cifra importante che però resta distante dalla top 3 europea – Regno Unito (100 mld), Germania (75 mld), Francia (65 mld). Affinchè l’Italia possa accelerare ulteriormente la propria corsa “occorre che i retailer tradizionali abbiano visione, coraggio e perseveranza, andando fino in fondo nei loro progetti digitali” ha affermato Roberto Liscia (Presidente Netcomm).

A livello globale l’ecommerce vale 2000 miliardi: la Cina (750 mld) resta prevedibilmente il mercato più importante seguita a “breve distanza” dagli Stati Uniti (550 mld).

Per quanto riguarda il mercato italiano, lo studio sottolinea che:

  • il valore degli acquisti online supera quello dei servizi. Con una tasso di crescita quadruplo (28% contro 7%), i prodotti toccano quota 12.2 mld sorpassando per la prima volta i servizi (11.4 mld);
  • Informatica (4 mld) ed Abbigliamento (2.5 mld) sono i settori più redditizi. Per entrambi la crescita è prossima al 28%. Generi alimentari e Arredamento valgono 900 milioni ciascuno ma mostrano tassi di crescità più elevati (rispettivamente +48% e +31%). L’Editoria si accontenta di 840 mln ed una crescita del +22%. Tra le restanti categorie, che sommate valgono 3.2 mld, si sono distinte in particolare modo quelle dei Ricambi Auto, Giocattoli e Prodotti di bellezza;
  • Export in crescita, saldo Import/Export attivo per i prodotti (+800 mln). L’Export di prodotti (siti italiani che vendono a clienti stranieri) rappresenta il 67% delle vendite oltre confine e vale 2.3 mld. I più richiesti sono quelli di abbigliamento (65% dell’export di prodotto) agevolati sia dalla fama dell’Italia nel settore dell’alta moda che dalle competenze digitali sviluppate da numerosi brand. L’export di servizi si ferma a 1.2 mld con percentuali di crescita trascurabili;
  • aumentano gli acquisti mobile (tablet e soprattutto smartphone). Un altro trend ormai consolidato è quello che vede i dispositivi mobile come uno degli strumenti preferiti dagli italiani per la ricerca ed acquisto di prodotti (1/3 degli acquisti totali è stato finalizzato via mobile). Per l’anno corrente il valore del settore mobile ammonta a 5.8 mld (+65% rispetto al 2016): in 4 anni l’incidenza degli smartphone è quasi quintuplicata passando dal 4% (2013) al 25% (2017). Il livello di penetrazione degli smartphone è intorno al 30% nella maggior parte dei settori a parte Turismo ed Assicurazioni (15% e 5%);
  • 22 milioni di persone (+10%) hanno effettuato un acquisto online. Iclienti abituali (almeno 1 acquisto al mese) sono circa 16 milioni, generano il 93% della domanda ecommerce e spendono una media di 1357€ all’anno (248€ per gli acquirenti sporadici).

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